
Bacchetta
Nato e residente a Crodo (NO).
Arrestato dai tedeschi all'Alpe Cravariolo (sopra Crodo, vicino al confine con la Svizzera) il 18 luglio 1944, mentre è all'alpeggio con altri pastori (Antonio e Lucio Bionda, il fratello Giuseppe Bacchetta, Giovanni Peverini, Luigi Faletti, Pietro Bravi) e il bestiame, nel corso di un rastrellamento. Alcuni partigiani presenti si scontrano con i tedeschi e riescono a fuggire in Svizzera. Lui e i suoi compagni vengono portati in valle e, sospettati di aiutare i partigiani, sono trattenuti nelle carceri di Domodossola. Il 3 agosto vengono trasferiti alle carceri Nuove di Torino, dove il 13 agosto vengono deportati.
Deportato dal 17 agosto 1944 in uno dei campi di Hannover (sottocampo di Neuengamme) come lavoratore coatto in una fabbrica di autoblinde, la Hanomag (Hannoversche Maschinenbau AG). Successivamente trasferito a Dortmund l'1 dicembre.
Viene liberato in data e luogo non determinati. Probabilmente il 10 aprile 1945, seguendo la stessa sorte di Antonio e e Lucio Bionda.
Muore al rientro dal campo per le malattie contratte in prigionia.
Se, come probabile, segue la stessa sorte di Giovanni Peverini, rientra in Italia l'8 settembre 1945.
Archivio di Stato di Novara, Fondo Prefettura/Divisione Gabinetto, busta 239, fasc. 21/5; Archivi di Arolsen, https://collections.arolsen-archives.org/en/search/person/88471438?s=Bacchetta%20giovanni&t=222899&p=0; Diario inedito di Antonio Bionda (conservato in forma digitale presso l'archivio della Casa della Resistenza).