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Cleonice
Tomassetti



Nome
Cleonice
Cognome
Tomassetti
Sesso
F
Luogo di nascita
Petrella Salto, fraz. Capradosso (RI)
Data nascita
4 novembre 1911
Padre
Tomassetti Enrico
Madre
Fornari Elena
professione
sarta
Luogo di morte
Fondotoce (Verbania)
Data della morte
20 giugno 1944
1
Il 14 o il 15 giugno 1944 Cleonice Tomassetti decise di unirsi a due renitenti, Sergio Ciribi e Giorgio Guerreschi, e lasciare Milano con l'obiettivo di raggiungere i partigiani attivi in Val Grande, dove giunsero in pieno rastrellamento (iniziato l’11 giugno). Cleonice venne catturata, insieme a Sergio, proprio nel momento in cui stava per unirsi alle formazioni partigiane. Dopo torture, venne fucilata a Fondotoce il 20 giugno 1944.
Attività partigiana
Il 14 o il 15 giugno 1944 Cleonice Tomassetti decise di unirsi a due renitenti, Sergio Ciribi e Giorgio Guerreschi, e lasciare Milano con l'obiettivo di raggiungere i partigiani attivi in Val Grande, dove giunsero in pieno rastrellamento (iniziato l’11 giugno). Cleonice venne catturata, insieme a Sergio, proprio nel momento in cui stava per unirsi alle formazioni partigiane. Dopo torture, venne fucilata a Fondotoce il 20 giugno 1944.
Matricola
Ruolo
Note
Caduto
Nata nella frazione Capradosso di Petrella Salto (RI) in una numerosa e povera famiglia contadina, ebbe una vita particolarmente travagliata a cui seppe sempre reagire con un carattere deciso ed orgoglioso. Ultimate le scuole elementari si inserì nelle fatiche dei lavori familiari a casa e nei campi. Dopo la morte della madre venne abusata, sedicenne, dal padre. Rimasta incinta preferì fuggire dal proprio paese e dal padre per rifugiarsi a Roma presso la sorella maggiore. Il parto fu prematuro e il figlio ebbe vita solo per pochi giorni. Si mantenne con il lavoro di cameriera presso famiglie benestanti a cui venne introdotta tramite la sorella. Purtroppo la sua notevole bellezza e la conoscenza da parte dei padroni di esser stata madre nubile di un bambino le procurarono più di una volta problemi e tentativi di ulteriori abusi.

Stanca di questa situazione, nel 1933 si trasferì a Milano. I tempi erano difficili e “Nice” dovette adattarsi a svariati lavori saltuari: commessa, cameriera in locande e pensioni, sarta ecc. Alla fine del ’33 si unì con Mario Nobili, un assicuratore originario di Meda separato dalla moglie. Mario e Nice frequentano a Milano un piccolo gruppo di antifascisti, perlopiù comunisti, fra cui il sarto, comunista e cristiano avventista Eugenio Dalle Crode. All’inizio del 1944 il Nobili fu colpito dalla meningite e, ricoverato, morì in pochi giorni. Cleonice rimase di nuovo sola, in una città che non le offriva più molto.

Nei primi giorni del giugno successivo, mentre si trovava a lavorare dal sarto Dalle Crode, entrò il diciottenne Sergio Ciribi che, provando un vestito, comunicò al sarto la sua decisione di non presentarsi al richiamo della classe del ’26 e di salire in montagna con i partigiani della Val Grande, con cui aveva già avuto contatti. Cleonice ascoltò e, con decisione immediata, decise di andare anche lei. La partenza venne fissata alcuni giorni dopo (il 14 o il 15 giugno) con un altro renitente, Giorgio Guerreschi, ed accompagnati dalla madre e dal fratello minore del Ciribi per far sembrare il viaggio da Milano a Fondotoce una scampagnata. Lasciati gli accompagnatori tra Fondotoce e Mergozzo i tre incominciarono la salita guidati da Sergio.

Passarono la notte in una baita all’Alpe Bué e la mattina si accorsero di essere dentro il rastrellamento della Valgrande (iniziato l’11 giugno). Arrestati e sottoposti a pesanti percosse e finte impiccagioni vengono trasferiti prima a Rovegro, poi a Verbania Intra alle Scuole elementari femminili (nella Classe IIIa B) e successivamente nelle cantine di Villa Caramora dove vengono anche portati altri partigiani rastrellati provenienti da Malesco.

Il primo pomeriggio del 20 giugno, nella processione dei quarantasei partigiani fatti sfilare lungo le vie delle cittadine del lungolago verso Fondotoce, Cleonice è in prima fila, a fianco del tenente Ezio Rizzato. I testimoni diretti (il giudice Emilio Liguori, il sopravvissuto Carlo Suzzi) dicono come Nice fosse la prima a capire la sorte a cui erano destinati e a sostenere ed incitare fino alla fine gli altri con frasi del tenore “Facciamo vedere che è meglio morire da italiani che da servi dei tedeschi”.

Nel momento della fucilazione Cleonice, come molti dei suoi compagni, morirono gridando “Viva l’Italia”.

Cleonice quel 20 giugno aveva 32 anni. Il suo corpo giace, di fianco al giovane Ciribi, nel Cimitero Monumentale di Milano, nell’area dedicata ai martiri della Resistenza.

La presenza di questa donna, sconosciuta ai più, in testa al corteo dei “Martiri di Fondotoce” ritratto dalle foto degli stessi esecutori, fece nascere molte illazioni che si protrassero per anni e ancora presenti in molti testi ed articoli. L’età, spesso indicata come minore; la condizione sociale ipotizzata, di maestra; l’esser stata da tempo staffetta partigiana, moglie di un comandante partigiano o, per altri, compagna di uno dei giovani fucilati, incinta di quattro mesi. In sostanza una mitizzazione che la equiparava alle figure più consuete di “partigiana” mentre il suo itinerario di vita aveva una diversa caratterizzazione: quella di una resistente, o patriota, civile catturata proprio nel momento in cui stava per unirsi alle formazioni partigiane.

[di Gianmaria Ottolini, da: http://it.wikipedia.org/wiki/Cleonice_Tomassetti]