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Carla
Caroglio

25 anni

Nome
Carla
Cognome
Caroglio
Sesso
F
Luogo di nascita
Varese
Data nascita
2 aprile 1918
Padre
Caroglio Natale
Madre
Achini Luisa
Luogo di morte
Baveno (VB)
Data della morte
15 (?) settembre 1943
Attività partigiana
Matricola
Ruolo
Note
Sfollamento

Nata a Varese e residente a Milano da dove sfolla sul Lago Maggiore a causa dei bombardamenti. Carla Caroglio alloggia all'Hotel Suisse di Baveno. Si trovano invece ancora a Milano la madre Luisa Achini, vedova, un fratello invalido (altri due fratelli erano prigionieri di guerra) e il figlio di 6 anni, Luigino (di padre ignoto).
A Baveno fanno conoscenza della Caroglio due ufficiali italiani - Francesco Speciale e Pietro Toso (entrambi testimonieranno al processo di Osnabrück) - che si trovano in convalescenza all’Hotel Suisse, dopo il loro trasferimento dall’Hotel Beau Rivage (inizialmente sede di un ospedale per militari feriti, poi smantellato per divenire sede del Comando tedesco).

Arresto-detenzione

 

Il 14 settembre Carla Caroglio, durante una passeggiata in compagnia di Francesco Speciale, esprime proprie critiche vedendo una bandierina tedesca su un’auto delle SS. Udita e denunciata, viene arrestata da due SS mentre si trova dalla parrucchiera e portata alla sede del comando presso l'albergo Beau Rivage.
L'allora comproprietario dell'albergo, il signor Marino Ferraris, durante il processo di Osnabrück (udienza del 19 febbraio 1968 tenutasi in rogatoria a Milano) testimonia di essere stato coinvolto come interprete dal comandante SS Friedrich Röhwer durante l'interrogatorio della signora Caroglio. Secondo il suo racconto, la donna negò di essere ebrea e questo scatenò nell'ufficiale una violenta reazione "come se fosse un ossesso".

Il Ferraris racconta che dopo l'interrogatorio la Caroglio viene portata via con una camionetta e da quel momento non se ne seppe più nulla.            

Morte

Secondo alcune testimonianze, non avvalorate da prove, apparteneva a Carla Caroglio il cadavere di donna ritrovato qualche giorno dopo nei pressi del cimitero di Fondotoce
Fu Francesco Speciale ad ipotizzare che la salma fosse riconducibile a lei, ma solo sulla base della descrizione che gli venne fornita dei vestiti e dell’aspetto del cadavere.
Pietro Toso (l'altro ufficiale da lei conosciuto a Baveno) e Marino Ferraris confermarono l’ipotesi avanzata da Speciale, ma anche per loro non avvenne un riconoscimento diretto.

Senza il supporto di prove, questa ricostruzione resta quindi un’ipotesi.

Questioni aperte

Resta aperta la questione della sua effettiva ebraicità.
Tradizionalmente Il suo nome compare nella lista degli ebrei nel Libro della memoria di Liliana Picciotto e nelle banche dati del CDEC-Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, come pure nel Central database of Shoah victims' names dello Yad Vashem, che però utilizza come fonte la banca dati del CDEC.
Oltre alla succitata testimonianza di Marino Ferraris, secondo cui durante il suo interrogatorio la Caroglio negò di essere ebrea, la madre Luisa Achini, in una lettera datata 7 novembre 1943 e indirizzata al Comando SS, al Prefetto e al Vescovo di Novara per avere notizie della figlia, dichiarò che quest’ultima era cattolica e "ariana” (lettera in Archivio di Stato di Novara).
Essendo l’ebraicità matrilineare, se questa dichiarazione non fosse stata veritiera avrebbe corrisposto, di fatto, a un’inspiegabile autodenuncia.
Anche Luz Klinkhammer [in Stragi naziste in Italia. La guerra contro i civili (1943-44), Donzelli, Roma 1997, pp. 59-60] riferisce che la Caroglio, arrestata per aver parlato male dei tedeschi, fosse fidanzata di un ebreo e non ebrea lei stessa.

Riferimenti bibliografici

Aldo Toscano, L'olocausto del Lago Maggiore (settembre-ottobre 1943), Alberti, Verbania, 1993; Marco Nozza, Hotel Meina, Mondadori, 1995; Liliana Picciotto, Il libro della memoria, pg. 829, Mursia, 2002; La strage dimenticata. Meina, settembre 1943. Il primo eccidio di ebrei in Italia, Interlinea, 2003; (a cura di B. Mantelli e N. Tranfaglia), Il libro dei deportati, vol. II, Mursia, 2010; Lorenzo Camocardi, Gianmaria Ottolini, Even 1943 (DVD), Verbania, 2010; Centro di documentazione ebraica contemporanea, www.nomidellashoah.it.

Riferimenti archivistici

Archivio di Stato di Novara, Fondo Prefettura/Divisione Gabinetto, busta 117, fasc.4/2 (lettera della madre in data 7 novembre 1943 in cui chiede informazioni sulla figlia al Comando germanico di Novara).