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Jenny
Wiegmann



Nome
Jenny
Cognome
Wiegmann
Sesso
F
Luogo di nascita
Berlino
Data nascita
1 dicembre 1895
professione
artista
Luogo di morte
Berlino
Data della morte
1969
Attività partigiana
Matricola
Ruolo
Note

Mario Abramo
Covo
->amico di famiglia

Alberto
Arditi
->conoscente

Matilde
David
->conoscente
Jenny Wiegmann Mucchi nasce nel 1895 in una Berlino prossima alla secessione.
Suo padre Fritz è maestro pasticciere e gestisce assieme alla moglie Paula un negozio di dolci in un palazzo settecentesco nel centro di Spandau.
In seguito, quando Jenny sarà un’artista riconosciuta a livello internazionale, molti amici additeranno proprio nell’abilità plastica di papà Wiegmann l’origine del talento scultoreo della figlia che pur aveva sostituito con gesso e marmo lo zucchero e il marzapane paterni.

Molto presto Jenny manifesta propensione per il disegno tanto che nel 1917 viene iscritta a una scuola privata di Berlino nello «stesso periplo di studio che si impose anche a Käthe Kollwitz a causa di quelle barriere pregiudiziali alla partecipazione femminile nelle scuole pubbliche superiori». I suoi maestri di scultura la guidano alla scoperta dell’arte greco-romana, mentre in ambito pittorico suo riferimento è la Secessione Berlinese.
Come Barlach, uno degli scultori più interessanti del tempo, Jenny lavora anche il legno riscoprendolo come rinnovata materia prima capace di effetti e possibilità di enorme interesse. Non ci stupisce, dunque, come nel corso degli anni Jenny non abbandoni mai totalmente la lavorazione di questo straordinario e vibrante materiale tanto da realizzare ancora nel 1950 il suo emozionante No alla guerra, scultura pacifista intagliata nella trave di una casa bombardata durante la seconda guerra. Ma l’impegno di Jenny ha origini già nel 1918 quando partecipa insieme ad altri intellettuali di sinistra ai moti rivoluzionari di Monaco, presupposto di quella Repubblica d Weimar cui ancora nel 1956 Jenny si ispirerà per il celebre e impressionante Busto di Rosa Luxemburg.

Nel 1920 Jenny, allora venticinquenne, sposa il suo compagno di studi Berthold Müller-Oerlinghausen. Ma è in Italia che Jenny conosce il suo grande amore, il pittore Gabriele Mucchi. Il rapporto tra i due si rafforza pian piano.Così Jenny e Gabriele decidono di intrapendere una nuova vita insieme. Prima a Parigi, come i molti Italiens de Paris, poi in Italia. Dal benessere economico, Jenny si trova catapultata in una quotidianità spesso fatta di stenti e di fame. Ma Parigi è la città dell’arte e oltre agli artisti internazionali, è il luogo che offre spazio a De Pisis, De Chirico, Alberto Savinio, Severini. Ed è proprio a Parigi che avviene la prima importante mostra di Jenny, quella del 1932 presso la Galerie Bonaparte.

L’anno seguente Jenny e Gabriele rientrano a Milano ed espongono alla Triennale del 1933. E’ il battesimo d’arte di una nuova vita e di un nuovo entourage, quello che si riunisce in Via Rugabella nella casa laboratorio scelta da Jenny vicino a Porta Romana. E’ qui che i Mucchi frequentano Birolli, Guttuso, Lamberto Vitali, Domenico Cantatore, Edoardo Persico, Giuseppe Pagano, Giulia Veronesi, Anna Mazzucchelli, Alfonso Gatto, Emilio Pino, Carrieri, Sinisgalli, Quasimodo, Birolli. Un gruppo di artisti che si confrontano, ispirano e aiutano a vicenda. Più tardi arrivano anche le mostre di Corrente, movimento artistico ispiranto alla rivista di Ernesto Treccani e imperniato sui valori di un’arte di opposizione a quella promossa dal regime. L’arrivo della guerra, quindi, non è che l’occasione per Gabriele e per Jenny (che ormai si è autoribattezzata Genni) di dimostrare il proprio impegno politico.
Mentre il pittore si rifugia in montagna al fianco della resistenza, Genni diventa staffetta partigiana e si adopera, lei tedesca, per la salvezza di molti amici ebrei. Il 25 aprile e il dopoguerra rappresentano così una doppia liberazione e il ritorno al lavoro artistico, anche con l’importante personale del 1947 alla Galleria Borgonuovo. Tra le opere su cui la guerra lascia il segno figurano il Partigiano torturato e il Monumento ai partigiani di Bologna. Ma l’impegno di un’arte che si fa anche politica continua con altri temi e con opere come le Donne di Algeri, il Lumumba , La Libertà, Il grido . Genni si spegnerà a Berlino nel 1969, mentre sta lavorando alla sua ultima opera, Danza Macabra: un personaggio traballante, avvolto in un grande e informe mantello, da cui emergono tutta la sofferenza e la consapevolezza della malattia che si aggrava e della morte ormai vicina.

Abstract da L. SOLLA, "Genni" Jenny Wiegmann Mucchi, tesi di laurea, Università IULM, facoltà di Lettere e Filosofia
Testimonianza
Testimone al processo di Osnabrück, udienza del 1 febbraio 1968.

Jenny Wiegmann Mucchi, ospite della famiglia Covo, assistette agli arresti: «Arrivarono in tre, a tarda notte, nella villa del Covo, l’assassino, un bruto dalla fronte bassa, insieme a due ragazzini in divisa molto agitati.
L’assassino ordinò subito agli ebrei di scendere dalle loro camere. “Ma lei è troppo rude con gli ebrei” gli dissi in tedesco, aggiungendo di vergognarmi di essere tedesca anch’io. “si signora” mi rispose “ho imparato in Francia e in Polonia.
Prese con sé i tre poveretti, li caricò su un camion e li portò via. Di loro non si seppe mai più nulla.
Il mattino seguente presi la bicicletta e andai al comando delle SS a Pallanza. Al comandante dissi che cercavo il signor Covo. “Le giuro – mi rispose l’ufficiale, e mi parve deplorare sinceramente quanto avvenuto, non ho preso nessun ebreo. Cercate dall’altra parte” e indicò con la mano la direzione di Baveno.
Andai a Baveno, trovai alcune SS e chiesi notizie del signor Covo. Mi risposero sghignazzando: “Ah ah! La signora cerca ebrei!”. Proseguii allora per il comando, dove un ufficiale di una gentilezza straordinaria mi prese in disparte e mi disse: “Cara signora non si curi del signor Covo, è pericoloso per lui e per lei”».
L’ufficiale è stato identificato dalla stessa signora Wiegmann in Hans Röhwer, uno dei principali imputati processo di Osnabrück.